una famiglia per Nur

Una famiglia per Nur – Rivista Consumatori

La commovente storia di una cucciola di macaco e del successo dell’intervento umano, quando effettuato nel pieno rispetto delle dinamiche sociali naturali.

Una cucciola di macaco di Tonkean, di nome Nur, è stata abbandonata dalla mamma subito dopo la nascita, probabilmente perché quest’ultima era troppo giovane e inesperta per prendersi cura della neonata. «Insieme al personale del parco, ci siamo dovuti sostituire in tutto e per tutto alla madre, nutrendo la piccola con un biberon di latte ogni due ore, anche di notte, e cambiandole il pannolino quando necessario» racconta Arianna De Marco, naturalista e ricercatrice della Fondazione Ethoikos presso il Parco Faunistico di Piano dell’Abatino.

Il compito della scienziata è quello di studiare il comportamento dei primati non-umani, osservando e prendendo nota di quello che fanno. La ricercatrice è anche una bravissima fotografa, come dimostrano le immagini di questo articolo. La fotografia è un aspetto importante del suo lavoro che le consente di analizzare dettagli che possono sfuggire alla semplice osservazione visiva. Nur fa parte di un gruppo costituito da sette individui, quattro maschi e tre femmine, provenienti da una popolazione di macachi residente a Strasburgo, in Francia, e trasferiti al Parco dell’Abatino nel 2006.

«Oltre agli aspetti più pratici, insieme al mio gruppo di lavoro, abbiamo tenuto conto anche di quelli emotivi e psicologici. Le parlavamo con dolcezza cercando di imitare le vocalizzazioni tipiche dei macachi della sua specie. Per darle conforto, le abbiamo fornito un peluche a forma di scimmia, che ha fatto le veci della madre e dal quale Nur non si voleva separare mai. A tal punto che abbiamo dovuto usare più pupazzi identici per poterli pulire e non lasciarla mai senza.»

In questo modo, Nur è stata preparata per il delicato processo di reinserimento nel suo gruppo sociale durato circa un anno. I vincoli sociali e famigliari sono molto forti e questo ha reso ancora più importante, ma anche delicata, la reintegrazione della piccola. «L’intero processo è stato svolto in maniera estremamente graduale, facendo in modo che Nur incontrasse prima le femmine e solo successivamente i maschi, che per il loro temperamento potevano rivelarsi più pericolosi nei confronti della piccola.» È abbastanza normale, infatti, che le femmine tendano a essere più protettive verso i cuccioli. «La prima volta che abbiamo mostrato Nur al gruppo attraverso la rete tutti gli individui si sono avvicinati mostrando espressioni facciali amichevoli mentre lei li guardava senza mostrare alcun comportamento di paura, ma sempre ben aggrappata alla mamma peluche.

Per due mesi Nur è stata portata ogni giorno davanti al recinto del gruppo.» Il passaggio successivo è stato quello di entrare insieme a lei nel recinto per farle incontrare Niobe, la sua mamma biologica. «Niobe si è immediatamente avvicinata e ha allungato una zampa per toccare Nur, che si è ritratta un po’ impaurita. La mamma le ha sorriso e la piccola ha risposto con un’espressione amichevole, a quel punto Niobe ha abbracciato la figlia. È stato un momento di grande emozione che ha confermato anche la correttezza della nostra strategia.»

Nelle fasi successive, Nur è stata presentata agli altri individui del gruppo uno dopo l’altro, iniziando dalle femmine, ossia la nonna e la zia, affinché agissero come protettrici contro eventuali aggressioni da parte dei maschi. «Una volta un maschio adulto ha dato uno schiaffo a Nur mentre prendeva un pezzo di pane, lei ha urlato e tutte le femmine sono intervenute inseguendolo.»

All’età di un anno e due mesi Nur si era completamente integrata e due anni dopo si comportava come gli altri membri del gruppo.

La storia di Nur è stata descritta in un articolo pubblicato nel 2023 sulla rivista internazionale di primatologia «Folia Primatologica». Non si tratta di un evento frequente e il caso di Nur rimane un esempio unico di come un intervento umano, quando effettuato con attenzione e rispetto per le dinamiche sociali naturali, possa permettere a un animale selvatico di reintegrarsi con successo nel suo gruppo sociale.

Articolo di Silvia Amodio pubblicato sulla rivista Consumatori – Edizione Lombardia di marzo 2025.

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